E’ balzata all’occhio in questi giorni, suscitando anche dello stupore tra qualche persona, la notizia della presenza di un vortice ciclonico con caratteristiche tropicali sul mar Ionio: si tratta della tempesta tropicale “Ianos”, la cui intensità dei venti al suo interno ha raggiunto valori tali da farla classificare come uragano di categoria 1 (scala di Saffir-Simpson).

Oltre alle classiche perturbazioni atlantiche, guidate dal passaggio dei cosiddetti “cicloni extra-tropicali”, il mar Mediterraneo può talvolta ospitare al suo interno i “Tropical Like Cyclones” (TLC), chiamati anche “Medicanes” (Mediterranean Hurricanes): non sono nient’altro che profondi vortici depressionari (pressione minima al suolo ben sotto i 1000 hPa), di estensione limitata e caratterizzati dalla presenza di un occhio ben delimitato, privo di nubi e circondato da una muraglia di nubi torreggianti e da venti particolarmente intensi, in stretta analogia con i piu’ famosi uragani nell’Atlantico e tifoni nel Pacifico.

Essi partono come depressioni tipiche delle medie latitudini, caratterizzate da un fronte caldo ed uno freddo, per poi evolvere verso caratteristiche simili a quelle dei cicloni tropicali grazie all’energia termica fornita dal mare (in questo caso il mar Mediterraneo), la quale viene trasformata rapidamente in energia cinetica, ovvero in un intenso moto vorticoso dell’aria attorno ad un minimo di pressione in approfondimento. Il periodo dell’anno in cui si possono verificare è quello in cui la temperatura superficiale del mar Mediterraneo è più alta (intorno ai 26°C), ovvero tipicamente tra agosto e settembre sullo Ionio, sul basso Tirreno, sul canale di Sicilia, sul mar Libico, sul mar di Sardegna e sull’Adriatico centrale.


Condizione necessaria per la loro nascita è la presenza di aria molto calda ed umida nei bassi strati sopra la superficie del mare, ma l’innesco è dato dalla formazione di un’area di convergenza dei venti nei bassi strati (ovvero zona dove sono presenti a stretto contatto venti di direzione opposta tra di loro), che poi a sua volta innesca i moti ascensionali e quindi favorisce la nascita di una piccola depressione al suolo. Tale situazione si può presentare per diversi motivi, ma qui ne elenchiamo uno in particolare che è anche quello alla base dell’ultimo ciclone avvenuto: la presenza di un vortice depressionario isolato in quota con aria fresca ed instabile (l’instabilità della colonna d’aria permette l’innesco dei moti ascensionali).

L’ascesa dell’aria ne causa il raffreddamento per espansione adiabatica e quindi porta alla condensazione del vapore d’acqua in essa contenuto; ma la condensazione libera il calore latente di evaporazione, che si aggiunge al calore (sensibile) già presente nell’aria calda e determina un’ulteriore ascesa dell’aria finchè viene raggiunto il livello di congelamento, dove si libera ulteriore calore latente di fusione. In questo modo, il meccanismo si autoalimenta finchè il rifornimento di vapore continua (persistenza sul mare del vortice), con la forza di Coriolis (dovuta alla rotazione terrestre) che continua ad imprimere un moto vorticoso all’aria calda che sale: in sostanza il vortice funziona come una pompa aspirante che continua a risucchiare vapore e calore dal mare; intensificandosi sempre più, la pressione precipita a valori molto bassi e di conseguenza il vento raggiunge intensità molto elevate (facilmente sopra i 100 km/h).

Pertanto, dopo aver letto tutta questa spiegazione (forse anche un po’ noiosa), si può capire che anche il Mediterraneo non è totalmente estraneo a questi fenomeni che ricordano i tropici. Nella storia climatica di questo mare si possono trovare diversi casi analoghi anche in tempi remoti, semmai si può affermare che l’aumento della temperatura media delle acque degli ultimi anni può favorire un maggior numero di tali fenomeni e soprattutto la loro intensificazione, con una maggiore probabilità di arrivare al primo livello di uragano.