13 Dicembre 2001. Una data impressa nella memoria di tutti i meteoappassionati e non solo. Ecco il racconto di cosa successe quella sera.

Era il tardo pomeriggio di un giovedì di metà dicembre. L’interrogazione di filosofia della mattina seguente incombeva pesante e lo studio dei vari volumi di scuola era l’unico interesse da alcuni giorni. La passione per la meteorologia e soprattutto la sfrenata ossessione per la neve erano già ben presenti ma tra lo studio filosofico in corso e la totale assenza di previsioni nevose, l’attenzione non era, ancora, rivolta a quanto stava per succedere. Lo sguardo ogni tanto fuggiva verso il display della stazione Oregon, tuttora in pimpante attività, per la sola curiosità di assistere al calo termico. La temperatura in realtà era totalmente insoddisfacente visti i quasi 5 °C oltre le 19 di sera a metà dicembre.

Poco dopo, verso le ore 20, una voce mi richiamava all’ordine per la cena. Da quel momento l’andamento della serata, della seguente nottata e del venerdì sarebbe cambiato. Il TG5 delle 20, condotto allora da Mentana, apriva con la notizia di forti nevicate a carattere di bufera che stavano interessando il nord est italiano e la Lombardia. Poco dopo si sarebbe dovuta svolgere la partita di Coppa Italia Milan-Lazio ma i presupposti erano pessimi. Il collegamento dallo stadio San Siro lasciava intravedere un campo di gioco totalmente innevato, nessun preavviso e quindi nessuna azione a protezione del manto erboso. La partita ovviamente sarebbe stata rinviata. Altri collegamenti in diretta mostravano varie aree del nord Italia alle prese con nevicate intense, forte vento e temperature gelide.

Le previsioni a brevissimo termine erano chiare, le precipitazioni nevose accompagnate dalla forte ventilazione di Bora si muovevano verso ovest, destinazione Piemonte. La cena veniva intervallata da rapide incursioni alla finestra e da check termici. Nulla di nuovo, temperature sempre alta e nessuna precipitazione. Unica differenza era lo stato del cielo che iniziava a coprirsi, con il classico riverbero arancione dell’illuminazione cittadina sulle nubi.

Poi, improvvisamente, verso le 20.30 iniziarono a soffiare le prime raffiche da est, sempre più forti e turbolente. Lo sguardo di focalizzava sui lampioni, per provare a distinguere se nelle nubi di polvere alzate dal vento vi fosse qualche fiocco di neve. La temperatura intanto crollava a picco come mai prima, e sinceramente mai dopo, si fosse visto. In pochi istanti si viaggiava di alcuni gradi sotto lo zero ed un fitto nevischio iniziava a svolazzare nel vento. Da lì a breve avrebbe avuto inizio una delle più belle nevicate della storia del pinerolese, non tanto per l’accumulo finale ma per la modalità. Sembrava di essere nelle praterie russe e siberiane, il vento impazzava senza ostacoli e nevicava intensamente. Turbini di fiocchi di neve invadevano spazi che solitamente non erano adibiti ad accumuli nevosi. L’interrogazione di filosofia non era più importante ormai contava solo la neve.

La mattina seguente la situazione era favolosa. Il balcone e le finestre esposte ad est erano sommersi di neve, spinta dal vento contro i vetri ed i muri di casa. Dalle finestre era quasi impossibile vedere fuori, sui davanzali la neve accumulata si spingeva fino alla metà dei vetri. La temperatura era intorno ai -6/-7 °C, con il cielo che andava a rasserenarsi per illuminare un paesaggio coperto da circa 20-25cm di neve diffusa, che andava a raddoppiare negli angoli in cui il vento aveva trovato opposizione. Le strade sembravano quelle di una qualsiasi cittadina finlandese o canadese. Il mancato preavviso, la rapidità di accumulo e, a quanto parrebbe da successive voci, uno sciopero degli appaltatori della pulizia stradale, non aveva consentito alcuno sgombero della neve. In città chi poteva si muoveva a piedi mentre chi era obbligato ad usare l’auto era altrettanto obbligato ad utilizzare le catene, anche perchè le gomme termiche non avevano ancora una gran diffusione. Inutile dire, perchè tanto l’avrete intuito, che l’interrogazione di filosofia non avvenne mai. C’era da esplorare la versione siberiana di Pinerolo!

I giorni seguenti le temperature restarono gelide, con diverse minime notturne intorno ai -10 °C. Il manto bianco al suolo rimase fino a gennaio inoltrato, soprattutto nelle zone meno esposte al sole e dove il vento aveva creato accumuli maggiori.
Un evento storico, che rimarrà per sempre nella memoria di chi ha avuto la fortuna di viverlo!